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IL CERVINO 4478m – Scalando un sogno

Verso le 19.00 partiamo dalla Val Veny (Courmayeur) per trasferirci a Cervinia.

Alle 21.00 siamo alla mondana cittadina che giace ai piedi del Cervino. Veniamo accolti da un forte temporale con fulmini, pioggia e tanto vento.

Stanchi e provati dalla lunga giornata sul Monte Bianco, questo temporale non fa altro che cancellare il sorriso dalle nostre labbra e portare tensione e sconforto al nostro stato d’animo.

Il meteo segnava il passaggio di una perturbazione notturna, ma non una roba del genere…

Chiusi nel nostro furgone e al riparo di un sottopasso, prepariamo gli zaini.

Fast and light… vogliamo essere leggeri, proveremo a salire e scendere il Cervino in giornata.
Cervinia – Cervino – Cervinia.

Decidiamo di partire verso le 5.00 del mattino, durante la notte dovrebbe piovere ancora, ma poi le previsioni parlano di tempo bello e stabile per tutta la giornata.

Ci incamminiamo veloci sul sentiero che sale verso il Rifugio Oriondè.

Ai piedi abbiamo le scarpe da trail, leggere e comode, mentre gli scarponi sono nello zaino e possono aspettare fino a quando non troveremo neve o ghiaccio.

Dopo tanti giorni passati con gli scarponi, ci sembra di volare.

Sotto il rifugio quattro stambecchi, ci osservano incuriositi.

Chissà cosa pensano di noi… gli scatto una foto e proseguiamo, oggi non c’è tempo da perdere.

Passiamo l’Oriondè e proseguiamo in direzione Cervino.

La salita verso la Capanna Carrel presenta una prima parte facile da camminare.

Fino alla Testa del Leone il terreno è costituito da roccette e qualche tratto di neve qua e là.

Il cielo è perfettamente terso, il sole inizia a sorgere dal Monte Rosa, la temperatura è molto fresca e l’acqua del temporale notturno ci regala una sorpresa non piacevole.

Le facili roccette che salgono alla Testa del Leone sono diventate una pista da pattinaggio.

E’ tutto ghiacciato, coperte da un sottile strato di vetrato incamminabile con le scarpe da ginnastica.

Mettiamo gli scarponi e i ramponi…dolore!

Camminare con i ramponi su quel tipo di terreno implica un fulcro di camminata e un appoggio non proprio naturali e i nostri piedi affaticati soffrono alquanto.

Proseguiamo, non c’è tempo da perdere…

Il Cervino è pieno di neve e ghiaccio e la perturbazione della notte ha reso tutto molto invernale.

Dalla Capanna Carrel vediamo scendere due persone. Ci incrociamo al Colle del Leone.

Ci dicono che le condizioni della montagna per loro sono proibitive e dopo una notte trascorsa al bivacco, hanno deciso di scendere e abbandonare il tentativo di scalare la montagna.

Gli salutiamo e proseguiamo verso la Carrel, le rocce sono scivolosissime, ci leghiamo e procediamo a tiri di corda.

I canaponi ci vengono d’aiuto, la loro presenza oggi è fondamentale.

Passiamo dalla Capanna ed è tutto deserto, non sembra vero di essere soli, di domenica sul Cervino.

Ci fermiamo qualche minuto per bere e mangiare qualcosa mentre fuori tira un vento gelido proveniente da nord-ovest.

Ripartiamo.

La prima catena dopo la Carrel è chiamata la Corda della Sveglia.

La catena aiuta a superare un tetto che altrimenti sarebbe difficilissimo da scalare.

Con i guanti congelati e il ferro verglassato il passaggio è comunque molto impegnativo e richiede uno sforzo fisico notevole.

Procediamo per roccia, neve, traversi, cengette, placche e canaponi da tirare.

Poco sotto la Gran Torre incontriamo altri due alpinisti che viste le difficili condizioni per la progressione, hanno deciso di calarsi e ritornare a valle.

Quando gli diciamo che vogliamo andare in cima al Cervino ci salutano e si mettono a ridere…

Proseguiamo…

Ormai, dopo due mesi di avventure e battaglie sui 4000 delle Alpi, salire il Cervino in quelle condizioni non ci spaventa e non ci cambia.

Un ripido pendio di neve ci porta fin sotto a La Gran Corda, una catena lunga e strapiombante che permette di salire un rapido diedrone di 30m.

Superata la Gran Corda arriviamo in cresta, dove torniamo ad essere “scartavetrati” dal forte vento.

Siamo completamente esposti all’aria. Scalare, camminare e stare in equilibrio con quel vento è abbastanza difficile.

Arriviamo sul Pic Tyndal, davanti a noi si alza la punta sommitale del Cervino.

La cima è smaltata in gran stile patagonico.

Traversiamo e con qualche passaggio di neve e misto raggiungiamo gli ultimi canaponi che portano in vetta, verticali, esposti e ghiacciati.

Tiriamo di braccia alla più non posso…

Sono le 12.20, il vento è improvvisamente scomparso, il sole ci coccola e la croce sulla Vetta Italiana del Cervino ci accoglie e ci regala una gioia immensa…

Circa 7 ore da Cervinia, un sogno nel sogno.

Scalare in giornata questa montagna è sempre stato per noi un sogno.

Oggi possiamo condividere un altra grande montagna insieme e sorridere per il nostro exploit.

Ieri eravamo sul Monte Bianco, oggi sul Cervino… è tutto incredibile, veramente incredibile!

Saliamo anche la vicina cima Svizzera, quella ufficiale, alta 110cm in più di quella Italiana.

Siamo a 4478m, Cervino e Matterhorn, saliti.

Siamo a 69 4000, anche se non è finita, manca poco!

Scendiamo dalla montagna, alle 15.30 siamo di ritorno alle Carrel.

Il più è fatto, non resta che arrivare al furgone per l’aperitivo…a Cervinia.

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