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SCHRECKHORN E LAUTERAARHORN UN FINALE FANTASTICO

Dopo la lunga giornata sulle Grandes Jorasses siamo molto stanchi. I piedi fanno veramente male, i muscoli delle gambe chiedono pietà, ma l’umore è alle stelle.

Siamo al 78esimo giorno di viaggio e ci mancano gli ultimi 2 4000 da salire.
Vediamo quasi la fine…

Passiamo la notte a Courmayeur, prima di metterci in viaggio verso la Svizzera.
Per arrivare a Grindelwald ci vogliono 4 ore abbondanti di macchina ed a mezzogiorno del 21 luglio siamo nuovamente al cospetto dell’Eiger sotto al sole cocente.

Sistemiamo lo zaino e ci incamminiamo per il lunghissimo avvicinamento al rifugio Schreckhorn Hutte.

Le gambe non girano, sono completamente imballate. La salita e il caldo e i 9 chilometri di sentiero non rendono giustizia nella mia testa a tutta quella bellezza che ci circonda.

La valle che porta allo Schreckhorn Hutte è veramente affascinante. Un profondo canyon solca il fondovalle.

Un enorme seraccata precipita dal ghiacciaio che lambisce la parte alta della valle circondata dai 4000 dell’Oberland Bernese.

L’acqua di fusione scorre lungo i versanti scoscesi e si getta in luccicanti cascate verso un laghetto blu ai piedi del grande seracco.

Il luogo ha una bellezza disarmante, quasi himalayana. Tutta questa bellezza non mi solleva dalla fatica che sto facendo mentre con gli occhi cerco di intravvedere il rifugio, invano.

Ci vogliono più di 3 ore per raggiungere lo Schreckhorn Hutte.

Il rifugio giace ai piedi dell’immensa mole rocciosa della montagna, quasi impressionante.

L’ospitalità dei gestori è magnifica, nonostante lo sgomento quando spieghiamo loro quello che vogliamo fare all’indomani.

Ci offrono addirittura la possibilità di poter trascorrere un’altra notte al rifugio perché ritengono il nostro giro quasi impossibile.

Vogliamo fare la traversata Schreckhorn Lauteraarhorn e scendere in giornata nuovamente a Grindelwald.

Raccontiamo a loro del progetto Altavia4000 e spieghiamo che scendere a valle è quasi un dovere, Gessica sarebbe arrivata nel pomeriggio per festeggiare insieme a noi la conclusione del viaggio e non potevamo tardare!

Un ottima cena e poi qualche ora di sonno prima di immergerci nell’ultima grande avventura del nostro viaggio.

Facciamo colazione prestissimo, sono le 1.00 di notte. Quando ci incamminiamo il cielo è stellato, saliamo la ripida morena che porta sul ghiacciaio che tocca il piede dello Schreckhorn.

Il terreno su cui camminiamo non è molto stabile, ogni passo deve essere calibrato per non far cadere pietre verso valle.

Iniziamo a vedere in cielo strani bagliori, quasi come lampi, ma non capiamo la provenienza.

Proseguiamo e siamo alla base della parete dello Schreckhorn, con le frontali cerchiamo di individuare l’attacco della via normale.

Iniziamo a scalare su placche di roccia di ottima qualità. Ricche di appigli si lasciano salire velocemente.

Togliamo i ramponi per scalare in conserva velocemente… inizia a sorgere il sole e raggiungiamo la vetta 4078m.

Abbiamo scalato 600 di roccia entusiasmante e ora siamo al cospetto dell’ultima cresta che ci separa dal nostro 82eimo 4000.

Una serie infinita di pinnacoli e gendarmi, il Lauterhaarhorn pareva più vicino dal rifugio piuttosto che dalla cima dello Schreckhorn.

Iniziamo a scendere in direzione dello Schreckhornsattel, la cresta è in parte nevosa e in parte rocciosa.

Anche questa volta siamo i primi della stagione lungo questo itinerario, procediamo legati e piano piano disarrampichiamo lungo la parete est e arriviamo al colle.

Da qui la cresta Lautergrat si fa interessante.

Tutta da scalare, la roccia è buona, a tratti ottima. Passaggi verticali si alternano a tratti molto affilati ed esposti.

Alcuni gendarmi richiedono tiri di corda anche impegnativi.

Un susseguirsi di sali e scendi di grande fascino alpinistico. Procediamo sempre sul filo cercando il facile nonostante i vari passaggi di IV grado.

A mezzogiorno tocchiamo la vetta del Lauterhaarhorn e un oceano di emozioni dilaga nei nostri cuori.

Non vogliamo nascondere quel flusso di felicità che ci scorre negli occhi. Le lacrime esprimono tutto quello che abbiamo vissuto.

Sono 82 vette, 80 giorni di alpinismo, chilometri di gioie e dolori, migliaia di metri di dislivello che ci hanno insegnato a vivere, rispettare e capire la montagna.

Scriviamo sul libro di vetta poche frasi ma che danno il senso di quello che abbiamo fatto.

Ma non è finita, la giornata è solo a metà. Dobbiamo scendere la via normale del Lauterhaarhorn che si presenta particolarmente ostica a causa della tanta neve che due settimane prima era costata la vita a due alpinisti, caduti in seguito a una valanga.

Cerchiamo di scendere il più velocemente possibile il ripido canale che precipita sul ghiacciaio del Strahlegggletscher. È caldissimo e ogni tanto buttiamo l’occhio verso l’alto, un gesto istintivo che non serve a nulla, una scarica sarebbe fatale.

Posiamo i piedi a quota 3000, siamo sul piano e ci sentiamo al sicuro

Stanchi, molto stanchi, ci incamminiamo verso la barriera rocciosa che delimita il ghiacciaio.

Circa 350m di dislivello ci separano dallo Strahleggpass, dal quale si scende verso lo Schreckhorn Hutte.

Scaliamo il muro di roccia, qualche fittone permette di assicurarsi.

Stiamo attenti a non muovere le pericolose piastre di roccia appogiate qua e là.

Una volta al passo possiamo vedere la traccia che abbiamo percorso al mattino.

Nonostante la stanchezza, il sorriso riempie i nostri volti. Ci buttiamo a capofitto, lungo alcune strisce di neve cerchiamo di slittare appoggiando il sedere e sfruttando la gravità. In un lampo siamo al ghiacciaio che porta al rifugio.

Alle 16.30 i gestori dello Schreckhorn Hutte ci guardano allibiti… prendono 2 birre e festeggiano con noi la grande traversata appena compiuta e gli 82 4000 saliti.

Che dire è un momento veramente bello, i gestori si sentono orgogliosi che il nostro viaggio si sia concluso proprio da loro.

Sistemati gli zaini e mangiato qualcosa ci incamminiamo verso Grindelwald. I piedi ormai sono devastanti dalla stanchezza e ogni passo è una tortura, nonostante le comode scarpe da trail.

Alle 8 di sera, Gessica è li ad aspettarci, le lacrime di gioia e di stanchezza bagnano i nostri abbracci, è turbine di emozioni che non riusciamo a realizzare e gestire.

Sappiamo cosa abbiamo fatto, ma non riusciamo a realizzare tutto.
Non resta altro che brindare… con Gessica c’è anche mio papà, che ha vissuto questi 80 giorni con estremo orgoglio e immensa apprensione.

Io e Nicola ci abbracciamo, siamo di nuovo al nostro furgone, il grande viaggio e la grande avventura sui 4000 delle Alpi si è conclusa…

Quasi come fosse stato tutto un bellissimo sogno.

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